Un welfare sociale in ginocchio…
giugno 29, 2011 No CommentsUn welfare sociale in ginocchio…
di Raffaele D’Elia
Direttore Consorzio Pubblico di Servizi Sociali Ambito A4
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La Legge 285/97 “Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l’infanzia e l’adolescenza”, la Legge 328/00 “Legge quadro per la realizzazione dei sistema integrato di interventi e Servizi Sociali” e la Legge regionale 11/07 “Per la dignità e la cittadinanza sociale” hanno previsto, per la prima volta nel nostro Paese e nella nostra Regione, la costruzione di un nuovo welfare locale basato su specifiche forme di integrazione tra politiche diverse (sociali, educative, sanitarie, urbanistiche, culturali sportive,…) sollecitando il lavoro concertato tra enti pubblici (Servizi Sociali, ASL, Scuole, …) e privato sociale.
In provincia di Avellino, prima del 1997, non esistevano i servizi sociali che conosciamo oggi. Prima di tale data, erano pochissimi i Comuni che avevano la possibilità di avvalersidell’assistente sociale, del sociologo, dell’educatore professionale,dello psicologo, del consulente familiare, del mediatore culturale e cosi via. In molti Comuni, soprattutto in quelli di più piccole dimensioni, non esisteva il sistema di welfare locale che è stato realizzato solo gradualmente grazie all’abnegazione di tanti “operatori sociali con il cuore” e amministratori locali. La programmazione sociale,connessa ai piani regolatori comprensoriali dei servizi alla persona e alla famiglia (i cc.dd. Piani Sociali di Zona), ha richiesto un processo lungo e faticoso di sperimentazione prima e di stabilizzazione poi.
Oggi,in provincia di Avellino,le programmazioni sociali dei sette Ambiti Territorialicostituiti in Consorzio (Consorzio A1 con sede in Ariano Irpino – Consorzio A2 con sede in Lioni – Consorzio A4 con sede in Altavilla Irpina – Consorzio A6 con sede in Atripalda) o in Comune capofila (Ambito A3 di Avellino – Ambito A5 con sede a Mugnano del Cardinale – Ambito A7 con sede in Mercogliano) erogano numerosi servizi nelle aree d’intervento previste dalla normativa vigente.Si va dai servizi di assistenza domiciliare all’anziano e al disabile, all’assistenza domiciliare educativa al minore, dalle attività di prevenzione alle attività ludico-ricreative, dal trasporto all’assistenza specialistica, dal segretariato sociale al servizio sociale professionale, dalla consulenza familiare al sostegno psicologico, dai centri diurni ai servizi territoriali ecc. ecc. Sono migliaia i cittadini assistiti : persone e famiglie in difficoltà (anziani, disabili, minori, poveri, immigrati, ragazze madri, donne maltrattate e abusate, ecc.), che vivono condizioni di disagio economico e sociale, fragili e con bisogni emergenti in continua crescita.
I Piani Sociali di Zona rappresentano oggi una realtà, un punto di riferimento per l’intera comunità. Solo chi non ha la giusta sensibilità sociale e non conosce i progressi realizzati con i Piani Sociali di Zona può con tanta superficialitàaffermareche “si stava meglio quando si stava peggio” quando cioè, solo pochi anni fa, vi era il “nulla”.
Purtroppo, in un momento di grave crisi economica in atto,i Governi, centrale e regionale, invece di riservare maggiore attenzione al sociale, hanno eliminato dalla loro Agenda politica la priorità dei Piani Sociali di Zona. Così, il sistema di welfare locale costruito con fatica negli ultimi 10 anni, viene letteralmente messo in crisi da una serie di questioni che mi appresto qui di seguito ad evidenziare distinte in “emergenziali” e “strutturali”.
Innanzitutto, tra le questioni emergenziali più importanti vi è il drammatico taglio delle risorse finanziarie che la Regione Campania ha d’amblé effettuato agli Ambiti Territoriali Sociali, che supera in alcuni casi il 50%.
| Decreto Reg. Campania n. 782 del 01/10/2009 – Riparto del Fondo Nazionale Politiche Sociali 2010 – Decreto n. 774 del 21/12/2010 – Riparto 2011 | |||||
| Ambito Territoriale Sociale | 2010 | 2011 | Differenza | ||
| A1 | Ariano Irpino | € 2.047.563,00 | € 987.640,67 | € 1.059.922,33 | 52% |
| A2 | Lioni | € 2.294.731,00 | € 962.779,29 | € 1.331.951,71 | 58% |
| A3 | Avellino | € 523.318,75 | € 377.150,27 | € 146.168,48 | 28% |
| A4 | Altavilla Irpina | € 602.813,00 | € 351.635,61 | € 251.177,39 | 42% |
| A5 | Mugnano del Cardinale | € 545.302,00 | € 335.486,14 | € 209.815,86 | 38% |
| A6 | Atripalda | € 1.540.060,00 | € 863.384,71 | € 676.675,29 | 44% |
| A7 | Mercogliano | € 405.963,00 | € 291.391,96 | € 114.571,04 | 28% |
A tal proposito, è bene precisare che gli indirizzi regionali,giustamente, hanno da sempre sollecitato gli Ambiti Territoriali Sociali a costituire forme più stabili di gestione associata dei servizi sociali quali appunto i Consorzi e ciò al fine di promuovere una progressiva stabilizzazione del welfare locale con tutti i vantaggi conseguenti per i cittadini e per gli operatori coinvolti. Mentre nelle altre province campane ciò appare ancora una chimera, in provincia di Avellino, già nel 2010, su sette Ambiti territoriali ben quattro avevano costituito dei Consorzi ed avviato il percorso di stabilizzazione del sistema sociale.
La stabilizzazione comporta però la necessità di disporre ditrasferimenti ordinari certi e puntuali. Ciò non è stato. Non solo le risorse continuano negli anni a diminuire ma la Regione Campania non assicura più la puntualità dei trasferimenti. Il ritardo nell’erogazione delle poche risorse assegnate strozza gli attori pubblici e privati coinvolti nell’erogazione dei servizi e mette in crisi il già fragile sistema sociale. Basti pensare al fatto che la programmazione relativa alla II annualità del Piano Sociale Regionale (annualità 2011), ad oggi, non è stata ancora approvata dagli Uffici regionali competenti. Ciò determinerà ulteriori ritardi nei trasferimenti delle risorse relative a tale annualità. Vale a dire che gli Ambiti continuano ad erogare servizi sociali previsti in una programmazione che per assurdo potrebbe non essere approvata dalla Regione. Solo la scorsa settimana sono state liquidate agli Ambiti parte delle risorse finanziarie riferite alla I annualità del PSR che serviranno per poter onorare il pagamento delle fatture emesse dal “terzo settore” per servizi resi nel 2010.
Ora, atteso che gli Ambiti, in quanto enti a finanza derivata, non hanno entrate proprie se non quelle provenienti dalla Regione – nell’ambito del Fondo Nazionale per le Politiche Sociali e del Fondo per le Non Autosufficienze – e dai Comuni associati (nella misura di 7,00€ per abitante), il taglio dei finanziamenti associato al ritardo regionale nei trasferimenti annienta gli sforzi profusi nell’ultimo decennio e “ingessa” i protagonisti del welfare territoriale.
Inoltre,da un lato, gli Ambiti avendo esaurito le rispettive anticipazioni di cassa effettuate presso le proprie tesorerie, non hanno più liquidità per poter garantire tutti i pagamenti degli impegni assunti, dall’altro, i soggetti del “terzo settore”, non riuscendo più a sostenere il gap tra l’erogazione del servizio, la presentazione delle fatture agli Ambiti e la riscossione delle somme a credito – strozzati dalle Banche che difficilmente eroga loro il credito necessario – accumulano debiti su debiti per poter onorare gli impegni contratti con i fornitori e gli operatori contrattualizzati.
Oltre al danno la beffa. Senza liquidità, non potendo pagare gli oneri riflessi (IRPEF, INPS, INAIL ecc) dei propri operatori, i soggetti non profit non sono più in grado di ottenere il DURC (Documento unico di regolarità contributiva) che necessariamente deve essere allegato ad ogni fattura presentata all’incasso. EQUITALIA, dal canto suo, inizia ad inviare cartelle esattoriali il cui importo non pagato aumenta di giorno in giorno e, come se non bastasse, l’Ispettorato del Lavoro, nell’effettuare opportuni controlli, verifica se i soggetti non profit, nella contrattualizzazione degli operatori coinvolti nell’erogazione dei servizi, rispettano il CCNL. Iniziano così ad arrivare multe salate in quanto in provincia di Avellino – sempre a causa della penuria delle risorse riservate al sociale – le tariffe professionali non sempre sono in linea con quanto prescritto dal Contratto Nazionale.
Con il “terzo settore” in crisi, inizia a sgretolarsi il sistema dei servizi sociali impiantato intorno ai Piani Sociali di Zona che, in tale situazione, non riusciranno più a fare quel salto di qualità realizzato in altri contesti regionali.
Evidenziate le questioni “emergenziali”che dovrebbero trovare, da domani, una rapida soluzione, vorrei attirare l’attenzione del lettore, circa le questioni “strutturali” anch’esse attinenti il sistema provinciale di welfare nel suo complesso e che dovrebbero trovare idonee soluzione già a partire dal dopodomani !!!
In primo luogo, vorrei far riferimento alla necessità di garantire il fondo di perequazione –appositamente istituito nel 2009 dalla Regione per compensare gli effetti della ridefinizione dei criteri di riparto delle risorse del FNPS – che, nonostante sia indispensabile per le aree interne nell’assicurare l’erogazione di servizi sociali ai cittadini, è stato completamente azzerato.
Un’altra questione riguarda ilcriterio di riparto del Fondo Sociale Regionale che, così come modificato dagli Uffici regionali, penalizza pesantemente le zone interne. Lo stesso è basato attualmente per l’85% sul numero degli abitanti residenti e per il 15% sull’estensione territoriale. Ritengo necessario modificare al più presto tale criterio per venire incontro alle esigenze delle aree interne diminuendo la % connessa al numero degli abitanti residenti, aumentando la % riferita all’estensione territoriale e assegnando a ciascun Ambito una somma fissa per le attività connesse all’Ufficio di Piano in quanto i costi fissi necessari per gestire un Ambito di modeste dimensioni sono simili aquelli necessari per gestire un Ambito più popoloso.
La vicenda dell’integrazione socio-sanitaria, che dovrebbe rappresentare la vera sfida per promuovere un welfare locale equo, efficiente ed efficace, seppur da più parti tanto decantata, stenta a decollare. Fin quando Ambiti Territoriali Sociali e Distretti Sanitari non dialogheranno in modo costruttivo difficilmente possiamo affermare che, nel nostro territorio, il sistema è stato in grado di dare risposte ai bisogni sempre più complessi del cittadino. L’integrazione socio-sanitaria non può essere realizzata basandosi sull’emergenza e/o grazie alla buona volontà di questo o quell’operatore socialeo sanitario. E’ necessario sia affrontare la questione con più serietà, senza scaricare le incombenze sui vicino di casa, sia sollecitare la Regione Campania a scrivere, con chiarezza, le regole del gioco e tracciare il percorso che gli attori a livello locale devono seguire. Ciò diventa un punto essenziale anche alla luce di una sanità sempre più territoriale che induce gli attori sociali e sanitari a lavorare insieme e a costruire una volta per tutte un vero sistema socio-sanitario integrato.
Una questione strategica riguarda il ruolo dell’Amministrazione provinciale che, negli ultimi anni, sul piano della programmazione sociale è stata poco presente.La Provincia, ai sensi dell’art. 8 della Legge regionale 11/07, avrebbe potuto e dovuto concorrere alla definizione del Piano Sociale Regionale e dei Piani Sociali di Zona e alla relativa attuazione, attraverso:
a) la realizzazione del sistema informativo unitario;
b) la collaborazione al sistema di monitoraggio dei Piani Sociali di Zona;
c) la promozione ed attuazione di percorsi formativi e di aggiornamento per gli operatori sociali;
d) la promozione e realizzazione di analisi di approfondimento, su specifici fenomeni sociali a rilevanza provinciale.
Ai sensi dell’art 46 (Valutazione e monitoraggio), comma 3, della medesima Legge regionale, la Provincia avrebbe potuto e dovuto, inoltre, supportare gli Ambiti nell’assicurareforme costanti e continuative di monitoraggio, verifica e controllo delle prestazioni e dei servizi, anche con l’interazione e la collaborazione delle forze sociali e con la partecipazione dei cittadini, al fine di adeguare ed elevare i livelli delle prestazioni, degli interventi e dei servizi sociali. Un supporto della Provincia in tal senso avrebbe favorito, sicuramente, un migliore utilizzo di strumenti di politica sociale quali la qualità e l’accreditamento con tutti i vantaggi conseguenti. Tutto ciò è mancato.Gli Ambiti non hanno avutoquel coordinamento provinciale che sarebbe stato molto utile per scambiarsi le buone prassi, realizzare attività di benchmarking, armonizzare tariffe, regolamenti dei servizi, professionalizzare gli operatori sociali attraverso corsi di formazione, standardizzare processi e modus operandi dell’agire sociale. Senza la Provincia, ciascuno Ambito ha costruito il proprio sistema – spesso contraddistinto da steccati che difficilmente potranno essererimossi in futuro – e ha sedimentato procedure differenti da un territorio all’altro della nostra piccola Provincia. Insomma, ciascuno ha fatto ciò che ha meglio potuto fare senza l’Ente Provincia probabilmente impegnata su questioni più delicate e importanti. Oggi la Provincia di Avellino potrebbe riscattarsi nelle materie di cui innanzi, solo dando un segnale serio e concreto d’impegno politico e finanziario a favore degli Ambiti Territoriali Sociali e, quindi, a favore dei cittadini più fragili.
Inoltre, la questione premialità. Con DGR n. 915 del 17 dicembre 2010, la Regione Campania ha destinato circa 7.500.000€ – recuperati attraverso la revoca della VII annualità ex DGR n. 1470/2009 ad alcuni Ambiti inadempienti (tra i quali rientra purtroppo anche l’Ambito A3 della Città di Avellino che ha bruciato ben 450.000€) – ad un meccanismo di premialità da utilizzare nel biennio 2010 e 2011. Ad oggi, gli Ambiti non hanno nessuna indicazione a riguardo. L’auspicio è che neldisciplinare, in dettaglio, i criteri di riparto di tale premialità, gli Uffici regionali tengano conto dei seguenti indicatori: gli sforzi realizzati dalla quasi totalità degli Ambiti irpini nel consolidare il sistema di welfare locale con la costituzione di Consorzi sociali, della loro capacità di spesa,del numero di servizi erogati ai cittadini e del funzionamento della gestione associata nel suo complesso.
Tra le questioni “strutturali” rientra la politica regionale di sviluppo 2007-2013 che avrebbe potuto dare un forte contributo alla ripresa della competitività e della produttività della nostra Provincia attraverso, in particolare: il miglioramento dei servizi collettivi e delle competenze nonché incentivi appropriati per favorire l’innovazione pubblica e privata.
La programmazione dei fondi strutturali del periodo considerato prevede, per il nostro territorio, numerose opportunità di finanziamento anche a favore degli Ambiti Territoriali Sociali e del “terzo settore”. Tuttavia, anche su questo devo registrare un fallimento dei buoni propositi. A distanza di ben quattro anni dall’inizio della programmazione, sono rari i bandi pubblicati sul BURC a valere sulle ingenti risorse del FESR a favore del welfare. Una grande opportunità sprecata per i Piani Sociali di Zona e, dunque, per i nostri cittadini.
Vorrei, infine, evidenziare una questione cruciale per il futuro del sistema integrato di interventi e servizi sociali. Mi riferisco alle difficoltà che stiamo attraversando circa le interazioni tra Amministrazione, politica e alcune Imprese sociali spesso oramai non virtuose ed anzi caratterizzate da una certa “viscosità”. Sono, infatti, sempre più frequenti reciproche “invasioni di campo” e fenomeni quali: commistione tra politica e Amministrazione, distorsione dei meccanismi di mercato e corruzione. Diventafondamentale trovare delle soluzioni per intervenire anche su questa situazione e rilanciare lo sviluppo, con interazioni che siano basate, in primo luogo, su maggiore trasparenza.
In conclusione,ritengo necessario tracciare il percorso operativo che a mio avviso deve essere intrapreso per cercare di uscire dalla morsa nella quale i Piani Sociali di Zona ed il “terzo settore” sono stati imbrigliati. Il primo passo è quello di costituire una Cabina di Regia provinciale, con sede presso la Provincia e/o la Prefettura di Avellino,comprendente: rappresentanti della CGIL, CISL, UIL e UGL, rappresentanti del “terzo settore”, dei Direttori-Coordinatori/Presidenti degli Ambiti Territoriali Sociali, da rappresentanti della Provincia di Avellino e dell’ASL di Avellino, da rappresentanti delle Istituzioni Scolastiche e dell’Ispettorato del Lavoro.
La Cabina di Regia, alla luce delle riflessioni innanzi descritte, dovrebbe sia promuovere la sottoscrizione di un “Patto Sociale” tra le parti in modo da poter adottare misure straordinarie per un periodo di grave crisi economico-sociale sia elaborare una proposta operativada far approvare dagli organi politico-decisionali degli Ambiti, del Consiglio Provinciale e, successivamente, da sottoporre, attraverso i Consiglieri regionali eletti in Provincia di Avellino ed il Vice-Presidente della Giunta regionale,all’attenzione dell’Assessore regionale alle Politiche Sociali e del Presidente della Giunta regionale.
Da quest’articolo, vorrei lanciare, ai rappresentanti delle Istituzioni locali e regionali, un grido di allarme : “attenzione a non arrivare in ritardo” così come è stato fatto per le questioni “Fondi Europei”, “Rifiuti” e “Ospedali”.
Tutto questo per iniziare a trovare idonee soluzioni e percorrere insieme la strada giusta che porti il sistema di welfare costruito in provincia di Avellino ad uscire dalla crisi in cui versa ed evitare così una sicura mobilitazione generale.
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